Le mie Proposte:
RACCONTARE LE FIABE

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“LA FIABA IN SOSPESO”
Incontro-spettacolo
creazione: 2023, in repertorio

di e con:
Sergio Diotti / narrazione e interazione con gli spettatori
Pepe Medri, organetto diatonico

Si può interrompere un racconto dal vivo? Non è un po’ un’eresia, un atto contro le regole? Non si rovina così il piacere sottile e intenso dell’ascolto da parte dello spettatore ? Non si tratta di un gesto un po’ autolesionistico da parte di un Fulèsta impazzito o in preda a una profonda depressione?

Oppure: un Contastorie e il suo pubblico possono lanciarsi in una seduta di narrazione condivisa, un atto con cui sarebbe probabilmente d’accordo Pennac, che nel suo “Come un romanzo” difende i diritti (del lettore) di saltare pagina, sospendere la lettura, cambiare libro?

Una versione originale della fiaba di Pollicino ha accettato di sottoporsi a questo test e ha mostrato di resistere a una belle serie di maltrattamenti: interruzioni, appunto; commenti degli Spettatori; contro commenti del Narratore; persino discussioni aperte; o ancora: suoni di campanelle scolastiche, intrusioni di inopportuni cellulari, fino al driiin finale dell’orologio che sancisce la fine (del tempo a disposizione, se non della storia).

E così si porta la Favola in tournée, con un ridotto apparato scenico e, quando si può, un Musicista al fianco, pronti a rimettere in discussione e a rinnovare l’antica Arte del Raccontare, le sue ragioni di esistere e resistere nel tempo: l’Ascolto, l’Incontro, le Domande comuni sul mistero della vita.

Si ringraziano: Anna Antoniazzi, docente universitaria ed esperta di Letteratura per l’Infanzia & Lavinia Zoffoli, Dirigente scolastica: dai loro suggerimenti è nato questo progetto

INFO
Pubblico: ragazzi a partire da 6 anni, famiglie, adulti
Tenuta: 2 classi in caso di pubblico scolastico; 100 spettatori in caso di pubblico misto;
Durata: 55 min. circa
Esigenze tecniche: una sedia senza braccioli; impianto suono in caso di necessità + microfono ad archetto o cravatta per il Narratore; luci fisse o d’ambiente

LE PAROLE PERDUTE:
perle rare della fiabistica romagnola
Incontro-spettacolo

Dal repertorio delle narratrici tradizionali Ester “Stella” Abbondanza (Gambettola) e Maria Fanti (Sant’Alberto di Ravenna)

creazione: 2003, in repertorio
in occasione del Festival “Poesiamo”, Gambettola, direzione artistica: Romeo Casalini

di e con:
Sergio Diotti, Fulesta
Pepe Medri: organetto diatonico

Attorno a due Narratrici tradizionali si intreccia più direttamente la vicenda di Fulesta di Sergio Diotti: molte delle circa 100 storie del suo repertorio sono state attinte tramite una rigorosa su testi e raccolte pubblicate nei due secoli precedenti, ‘800 e ‘900, ma nel caso di Stella e Maria il rapporto è stato da voce a voce, diretto e personale.

Stella Abbondanza, gambettolese, è stata addirittura sua suocera: le storie che conosceva le erano state trasmesse nell’infanzia e nell’adolescenza, quando giovanissima dopo le scuole primarie aveva iniziato a lavorare nel forno del paese; le ha poi raccontate per decenni ai suoi nipoti, prima di trasferirle al Fulesta.

Diverso invece il rapporto con la santalbertese Maria Fanti, considerata in paese come preziosa depositaria di alcune storie ormai conosciute solo attraverso la sua memoria. Diotti, nato anche lui vicino a Ravenna e cresciuto tra le nebbie padane, è andato a cercare la Fanti in un viaggio a ritroso nei luoghi della sua infanzia.

La “Favola del Topino” di Stella e la “Fola dl’usel Granflòn” di Maria sono capolavori di una fiabistica apparentemente piccola e locale, in realtà profonda e universale, come dimostrano le ennesime versioni di queste storie trovate successivamente da Diotti, che in questo recital rinnova l’invito ai suoi spettatori di vivere, immaginare, raccontare storie.

“Burattinaio e narratore, anche Sergio Diotti è italiano, più esattamente dall’Emilia-Romagna, “la patria di Bertolucci, di Fellini e di… Mussolini”. La sala intera scoppia in una fragorosa risata. Lui lascia spegnersi il riso, l’imbarazzo s’insinua tra i presenti. “La funzione dei raccontatori, è questa: ricordare quello che gli altri dimenticano”. LE MONDE, ottobre 2005

INFO
Pubblico: adulti
Tenuta: 200 spettatori;
Durata: 1 h circa
Esigenze tecniche: due sedie senza braccioli; impianto suono in caso di necessità (microfono ad archetto o cravatta per il Narratore, due microfoni a condensatore su asta per il Musicista); luci fisse o d’ambiente

A VEGLIA COL FULESTA” ovvero:
L’UOMO CHE RACCONTA LE FAVOLE

recital di parole, figure e musiche
creazione: 2008, in repertorio

di e con: Sergio Diotti
musica dal vivo: Pepe Medri / organetto diatonico, bandoneon & sega musicale

In questo recital Sergio Diotti, accompagnato da Pepe Medri (fedele collaboratore da ormai due decenni!), realizza una sintesi del lavoro di ricerca e di palcoscenico intrapreso per ridare vita alla figura del “Fulesta”, il narratore di storie tipico della cultura popolare emiliano-romagnola e conduce lo spettatore in un mondo che sembra lontano, ma è soltanto dietro l’angolo: un mondo che si è fermato a diversi decenni fa, all’epoca della cultura contadina, della trasmissione orale di favole e memorie di vita. Un mondo “povero” di giochi, a volte anche di cibo, senza radio, televisione, automobili, ma ricco di storie.

Ma allora, cos’ha da insegnarci, da regalarci, da proporci questo strambo “Fulesta”, cosa ricorderemo di lui dopo il suo commiato? Dell’arte della narrazione, ci resta la sua funzione morale e pedagogica: nell’atto stessa di raccontare e di stare ad ascoltare si ha cura: delle persone, soprattutto. Del tempo passato, ma anche del tempo a venire, attraverso il libero esercizio del fantastico.

Tra una storia e l’altra, dalle filastrocche surreali alle favole, dalle leggende storiche alle storie di vita, sarà possibile intravedere alcune delle tecniche di narrazione tradizionali utilizzate da Diotti, in uno spettacolo che diventa anche un’affascinante viaggio alla riscoperta di un’arte, quella del raccontare, che affonda le sue radici nell’antichità classica, ma che torna, anzi, continua ad affascinarci.

“Diotti e il suo musicista, taciturno e “incapace” di portare a termine i suoi interventi, iniziano il pubblico sempre più preso a quel delirio anarchico che dovevano essere quegli happenings, le veglie.
Perché è un vero happening quello in cui si trasforma questa serata, in cui si succedono le storie, i commenti, le canzoni, le poesie e infine un commovente omaggio all’indimenticabile Fellini. Una serata dove il divertimento e l’emozione si incontrano, per il piacere del pubblico e dell’interprete stesso, che si dimostra di una generosità senza limiti.” Robert Laplante, LA PRESSE / MONTREAL, ottobre 2004

INFO
Pubblico: ragazzi a partire da 9 anni, famiglie, adulti
Tenuta: 200 spettatori in caso di pubblico misto;
Durata: 1 h circa
Esigenze tecniche: due sedie senza braccioli e un piccolo tavolino; impianto suono + microfono ad archetto o cravatta per il Narratore, due microfoni a condensatore su asta per il Musicista; luci regolabili, fisse o d’ambiente a seconda dei luoghi di spettacolo

“FRALOMESCUR, RACCONTI DAL CREPUSCOLO ALL’ALBA”
Creazione: 2004, in repertorio
Arrivano dal Mare, Festival Internazionale dei Burattini e delle Figure, Cervia

di e con: Sergio Diotti
musica dal vivo: Pepe Medri / organetto diatonico, bandoneon & sega musicale
Oggetti in scena: Sergio Diotti, Stamperia Pascucci 1826, Verter Turroni
Collaborazione alla drammaturgia: Stefano Giunchi

Com’è nato il primo romagnolo? Da quanto tempo a Calisese, quartiere di Cesena, esistono via e vicolo della Malanotte e l’espressione “Ah, ach malanota!” tutte le volte che qualcosa va storto? Da quale tempo ci arriva la “Canzone degli Undici Mesi”? E perché solo undici, e qual è quello che manca? Che cosa ha combinato Pirìn Pipetta per diventare il più strampalato e conosciuto eroe della fiabistica romagnola, assieme al folletto Mazapegul e al minuscolo Zizarcì? Come mai i musicisti sono così portati a fare un patto col diavolo e a vendergli l’anima? E chi ricorda la triste sorte del buffone Gonella, talmente conosciuto nell’età del Rinascimento da essere immortalato in un celebre ritratto?

Da una storia di creazione a una novella cinquecentesca, dalla leggenda storica su Giulio Cesare alle favole più integre della tradizione contadina, il Fulesta Sergio Diotti prosegue nel suo lavoro di recupero del patrimonio di storie popolari dell’Emilia-Romagna.

Le storie comprese in questa produzione sono state tutte raccolte sul territorio – da Gambettola a Sorrivoli, da Bagnacavallo ad Alfonsine, da Cesena a Ravenna – attraverso un lavoro individuale dell’autore sulle tracce di persone ancora legate al mondo dell’oralità, oppure sollecitando momenti di ricerca sulla memoria locale da parte di insegnanti, genitori, alunni, associazioni culturali.

Ma questa volta il discorso, pur restando permeato dalla leggerezza delle favole, propone un’indagine attorno al formarsi e al consolidarsi dell’identità romagnola, questa straordinaria sintesi di laboriosità e scelleratezza, di concretezza e di liricità, di apertura al mondo e di “musoneria”, talmente straordinaria da dubitare della sua effettiva consistenza ed esistenza.

“Assistendo al suo spettacolo in cui si parla di orchi, di fame, di santi poco ambiziosi, di maschere della Commedia dell’Arte, vien fatto di pensare a Propp e a Lévi-Strauss come a Fellini e a Tonino Guerra.”
Ugo Volli, da “IL RITORNO DEL FULESTA”, Guaraldi, Rimini, 1993

INFO
Pubblico: ragazzi a partire da 8 anni, famiglie, adulti
Tenuta: 200 spettatori in caso di pubblico misto;
Durata: 1 H circa
Esigenze tecniche: due sedie senza braccioli e un piccolo tavolino; impianto suono + microfono ad archetto o cravatta per il Narratore, due microfoni a condensatore su asta per il Musicista; luci regolabili, fisse o d’ambiente a seconda dei luoghi di spettacolo
“FIABE, FIABE FILANTI!”

Elogio dello Sciocco e della Leggerezza
creazione: 2012, in repertorio

La Baracca dei Talenti/Teatro Comunale di Gambettola

Di e con: il Fulèsta Sergio Diotti
Musica dal vivo: Pepe Medri / organetto diatonico

Da molto tempo desideravamo allestire uno spettacolo particolarmente “leggero”, capace di suscitare sorrisi e, perché no?, risate, stupore, incredulità. Come se fossimo in una bella festa di Carnevale e le parole volassero gioiose nell’aria come stelle di carta, filanti appunto. A partire da questo progetto, questa ennesima raccolta di storie del “Fulèsta” (alias Sergio Diotti) si è incentrata pian piano attorno alla figura dello “sciocco”, personaggio prediletto di tante pagine di letteratura, teatro, poesia.

“Sciòc, Zèmbal, Bagiàn, Batòcc, Dìsom, Ciocianèspol, Patalòc, Ziziplàc, Badulàz, Susinòn, Ucaròn e per finire… Cvajòn!”: con quanti termini fantasiosi la lingua romagnola nomina lo Sciocco (dal latino ex-sucum, senza sugo, senza sale in zucca appunto); la lingua italiana risulta un tantino meno affettuosa e si lascia andare spesso a epiteti più offensivi!

La galleria di ritratti è presto fatta: dall’ Ingenuo che si fa domande apparentemente inutili (a proposito: perché tante favole cominciano con “C’era una volta un re?”); a quell’anima buona di Zidrela, la nostra Cenerentola, che avrà naturalmente la meglio sulla cattiveria delle sorellastre; da Mingòn, lo scemo del villaggio, a cui tutte vanno storte, al minuscolo Zizarcì, in realtà ancor più furbo del già intraprendente Pollicino. Per finire con gli apologhi di Giufà, il finto pazzo patrimonio delle culture del Mediterraneo, che vede il mondo alla rovescia e in realtà ce lo fa vedere in trasparenza.

La musica dal vivo, una caratteristica costante del nostro repertorio, sottolinea il racconto e ne diventa anche protagonista con la storia, raccolta a Sorrivoli negli anni ’70, del Musicista avido e senza senno che ha venduto l ‘anima in cambio del successo e da quel momento è costretto a suonare, suonare, suonare… e il pubblico a ballare, ballare, ballare…

“Un lavoro appassionato per salvare un pezzo di cultura romagnola appartenente a un mondo non tanto lontano nel tempo, ma che sembrava condannato all’oblio. Il dialetto e la sua musicalità… E’ raro vivere rappresentazioni semplici e vere come quella messa in scena da Sergio Diotti.”
Sergio Spada, IL MESSAGGERO

INFO
Pubblico: ragazzi a partire da 6 anni, famiglie
Tenuta: 200 spettatori in caso di pubblico misto;
Durata: 1 H circa
Esigenze tecniche: due sedie senza braccioli e un piccolo tavolino; impianto suono + microfono ad archetto o cravatta per il Narratore, due microfoni a condensatore su asta per il Musicista; luci regolabili, fisse o d’ambiente a seconda dei luoghi di spettacolo.

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SUL MIO REPERTORIO

I suoi luoghi di azione: le Osterie di famiglia; le terre del Rubicone; le Città, i Borghi, i Parchi naturali; e ancora, saltuariamente, le tavole dei palcoscenici.